Maric: “Ok lo stop, ma ora serve unità”

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Maric: “Ok lo stop, ma ora serve unità”. Il d.s. della Ermgroup San Giustino analizza la crisi del movimento dopo l’emergenza Covid-19

La sua squadra era in piena corsa per la promozione in A3, ma con lo stop dei campionati causa coronavirus tutto è andato in secondo piano.

Goran Maric, direttore sportivo della Ermgroup San Giustino, analizza il delicato momento che ha visto la Federvolley chiudere la stagione corrente.

“La scelta di chiudere i campionati è tutto sommato sensata. Ancora non sappiamo con precisione quando potremo riprendere e, considerando le norme di distanziamento e tutela della salute, era difficile creare in questo momento un gruppo di allenamento. Oltre alla prima squadra ci sono da considerare anche le giovanili, dunque la situazione non sarebbe stata affatto semplice. Certo, spiace perché avevamo messo le basi per una crescita, a mio avviso, molto importante”.

Una decisione, quella della Fipav, che però porta a profonde riflessioni sul lato meramente economico.

“Siamo perfettamente consapevoli che in questa situazione di incertezza tante società potrebbero non ripartire il prossimo anno. Molte sponsorizzazioni potrebbero non essere confermate e il movimento ne risentirà. Tra un mese si potrà iniziare a fare un punto della situazione e cominciare a ridiscutere tutti gli accordi economici. Ma servirà unità di intenti da parte di tutte le società. I club dei vari comprensori penso che per certi aspetti dovranno fare squadra. Altrimenti sarà dura riprendere”.

E con gli atleti della prima squadra come si è mossa San Giustino?

“A parte un paio rimasti qui per legami personali, gli altri sono tutti rientrati presso le rispettive città di origine prima del decreto che ha reso zona rossa tutta l’Italia. Abbiamo cercato di fargli delle schede di allenamento, ma da casa non è semplice. Non tutti sono attrezzati e non tutti possiedono ampi spazi. Sarà dura mantenere una certa forma atletica senza usufruire della palestra per molto tempo”.

Maric, da un punto di vista sportivo, ha vissuto una situazione simile a fine degli anni ’90 con i bombardamenti della NATO nella sua patria, la Serbia.

“Ricordo che le manifestazioni sportive si sono fermate per dei mesi. Ripartire fu molto complesso. La preparazione atletica fu lunga e graduale, perché il rischio di infortuni dopo un periodo di inattività è davvero molto alto. In questo caso, quantomeno, rimaniamo dentro le nostre case. Durante i bombardamenti nei Balcani la situazione era ancora più difficile”.

Nicolò Brillo